I QUARTIERI DI MONREALE
Nella Historia della chiesa di Monreale, pubblicata nel 1596 dall’arcivescovo Ludovico II Torres con lo pseudonimo di Gian Luigi Lello – suo segretario personale – leggiamo che Monreale era divisa in quattro parti. La prima e più antica, il Pozzillo, prendeva nome dall’acqua che scorreva in una fontana più bassa del livello stradale, “così bassa che pare un mezzo pozzo… in questo quartiere si vedono case di tapia” scriveva l’arcivescovo, e ne deduceva che fossero state costruite dai saraceni: tapia si chiamavano i grossi mattoni di argilla cruda impiegati dagli Arabi, e certo depone a favore della loro robustezza che a fine 500 quelle case fossero ancora in piedi.
Pare quindi che il nucleo più antico dell’abitato si sia sviluppato attorno alla sorgente del Pozzillo, per poi allargarsi su due lati: verso il duomo e lungo la strada che, provenendo da Palermo, si inoltrava verso l’interno della Sicilia.
Nel 1624, per preservare il paese dalla peste, che mieteva numerose vittime nella vicina capitale, l’arcivescovo Girolamo Venero delimita il centro abitato con una cinta muraria su cui si aprono sei porte simmetricamente disposte. I quattro quartieri vengono divisi in contrade e l’abitato si espande nel Giardino della Corte di proprietà degli arcivescovi, che diventa il quinto quartiere col nome di Carmine.
LA CIAMBRA
In origine la Ciambra era una cittadella sul bastione militare, un avamposto difensivo che in pochi anni diventa il quartiere di quanti lavorano nelle fabbriche del Duomo. Oggi, a due passi dal duomo e quasi una sua appendice, la Ciambra è il quartiere dove più facilmente il turista può ritrovare le radici medievali di Monreale.
Una passeggiata alla Ciambra ci porta nella parte più antica di Monreale: le origini del quartiere sono coeve alla costruzione del Duomo, nelle sue viuzze vivevano gli addetti al servizio del re e le maestranze impegnate ad edificare il grande tempio dedicato alla Madonna. Il suo nome derivante da chambre, camera, rimanda alla dominazione del francese Carlo d’Angiò quand’era già conclusa la parabola normanna.
Alla Ciambra l’intrico di viuzze acciottolate, i passaggi e gli archi caratteristici, tutto ci riporta al Medioevo. È bello perdersi in questo quartiere con le piante fiorite davanti la porta e le botteghe all’angolo: ci sono laboratori di mosaico e piccoli negozi di artigianato e di design che credono in uno sviluppo sostenibile legato al lavoro manuale e al territorio.
Interno alla Ciambra è il Palazzo arcivescovile, edificato tra il 1418 e il 1449 dall’arcivescovo Giovanni Ventimiglia; ai piedi del complesso abbaziale nel 1581 viene edificato il convento dei padri Cappuccini su incarico di Ludovico I Torres; alla seconda metà del ‘600 risale Palazzo Cutò col suo caratteristico portale barocco in tufo e la merlatura continua in alto, residenza di Alessandro Mastrogiovanni Tasca, primo principe di Cutò: il retro del palazzo si affaccia a balcone sulla Conca d’Oro, lasciando ammirare un panorama mozzafiato.
Oggi il quartiere è ancora più bello grazie al progetto Ciambr’Art, ideato dalle giovani designer Rosanna Romano e Claudia Di Mitri, entrambe monrealesi, pronte a cogliere la particolare magia del quartiere e lasciarsene influenzare. La prima, Rosanna, è un architetto che trasforma il suo lavoro in artigiano digitale e crea ARks3d, la stampa in 3d con cui realizza oggetti per la casa e monili fashion ma ecologici; la seconda, Claudia, crea particolari simmetrie con le sue ceramiche esposte anche al Salone del Mobile di Milano con il marchio Talìa Ceramiche.
Il progetto Ciambr’Art non coinvolge solo artisti e artigiani, si rivolge agli abitanti del quartiere: ecco allora il primo orto urbano con i vasi e le cassette riciclate tra vicoli e stradine diventati green, gli eventi legati all’arte e alla fotografia, videoproiezioni, laboratori di mosaico, degustazioni, concerti. Tutto a un passo dalla cattedrale patrimonio Unesco.
Il Duomo di Monreale è una meraviglia architettonica di stile romanico-latino-normanno-bizantino: è semplice, maestoso e severo. Racchiude una grande profusione di ricchezze, i mosaici su fondo d’oro avvolgono la fabbrica interna per più di seimila metri quadrati…
Il Chiostro dei Benedettini era parte del convento ed è uno dei chiostri più importanti dell’area mediterranea, è il cuore di tutto il complesso abbaziale ed è un esempio bellissimo di architettura bizantina in Sicilia…
A partire dalla fine del Cinquecento nei vari quartieri di Monreale fioriscono chiese e cappelle che esprimono la devozione religiosa e anche l’impegno caritatevole di Confraternite religiose e laiche. Gli edifici utilizzano i canoni architettonici del Barocco…
Per un paese tutto arrampicato alle falde del monte Caputo le fontane sono essenziali. È un paese che nella parte bassa ha tutta la ricchezza d’acqua del bacino del fiume Oreto, ma nella parte alta non ha sorgenti. E un arcivescovo del ‘700 addirittura decise di costruire un acquedotto per portare l’acqua nelle case dei monrealesi…
Il primo nucleo della biblioteca “Santa Maria La Nuova” risale all’arrivo dei monaci che ricevettero molti privilegi da Guglielmo: fra le altre cose, l’abate fu elevato a dignità di arcivescovo e l’abbazia ebbe “libris et sacris vestibus argento et auro”…