LE FONTANE DI MONREALE
La prima fontana che troviamo percorrendo la strada panoramica Rocca- Monreale è la Fontana del Pescatore, è stata costruita nel Settecento per volere dell’Arcivescovo Mons. Francesco Testa ed è in marmo bianco e pietra. Per l’eleganza delle linee, la fontana è da considerare come una delle migliori composizioni scultoree dell’artista Ignazio Marabitti. All’interno della vasca poligonale, al centro, è collocato uno “scoglio” in pietra, nel quale vi sono posti tre putti armoniosi aggrovigliati con quattro pesci e sostenuti da una grande conchiglia e un secondo “scoglio” dove si trova un ulteriore putto che tiene in mano una canna da pesca. Inoltre questa fontana artistica è adornata da altri putti e da una lapide marmorea, su cui sono incisi dei versi che invitano i passanti a dissetarsi ed a godere dell’ombra.
Poco dopo si trova la Fontana del Drago, anch’essa di Ignazio Marabitti, che è chiamata così poiché dalla roccia spunta la testa di un drago dalla cui bocca sgorga l’acqua. Dalla vasca centrale si diparte una elegante scalinata, mentre l’area della piattaforma è definita da un lungo sedile con spalliera in stile barocco I putti sono disposti a piramide attorno alla testa del Drago e sotto i piedi di un putto è situata una lapide in marmo bianco i cui versi esaltano l’utilità dell’acqua.
Procedendo possiamo notare la Fontana ad Emiciclo, conosciuta come la Fontana dell’Albergo dei Poveri, ovvero un edificio realizzato nel 1834 su commissione dell’Arcivescovo Benedetto Balsamo per ospitare i poveri della città. La fontana di epoca settecentesca è di stile neo classico ed è stata realizzata in marmo e pietra. Ha una forma semicircolare ed è costituita da una edicola centrale che contiene un “mascherone” dal quale sgorga l’acqua, che poi scende in una grande vasca abbellita da fregi floreali. La fontana è fiancheggiata da una panca nella cui spalliera sono presenti una serie di affreschi e decorazioni.
Prima di arrivare nella piazza principale della città sempre sul lato destro troviamo la Fontana ad Edicola risalente al 1665, ubicata nei pressi dello slargo la Via Benedetto D’Acquisto e la Via Palermo. È racchiusa in una nicchia, sopra la quale è posta una lapide che raffigura tre stemmi. Dalla parte più alta della cupoletta scaturisce l’acqua, riversandosi in una prima piccola vasca tonda e quindi in una ulteriore vasca più grande, sostenuta da fregi marmorei.
Al centro della Piazza Vittorio Emanuele è situata la bellissima Fontana del Tritone. La vasca in marmo ha una forma circolare, al centro è collocata la figura di un uomo sopra degli scogli, “Tritone”, che con un gesto eroico e forza sovrumana vince la furia dei draghi che emergono dalle acque e li calpesta. L’opera simboleggia la vittoria dell’uomo sulle forze brute. Eseguita nel 1881 dallo scultore palermitano Mario Rutelli.
Sulla piazza Guglielmo II ha il suo ingresso il Chiostro dei Benedettini. Ha una forma quadrata, con ventidue arcate per lato, sottolineate da tarsie di lava, ed è considerato uno dei capolavori dell’arte arabo normanno che ha qui la sua espressione più armoniosa. Le 228 colonnine binate sono poste sopra un muro di rozza fattura e girano attorno dando effetti di luce straordinaria e creano numerosi effetti visivi.
L’angolo su- ovest del Chiostro è senza dubbio il più incantevole.
Dentro uno spazio quadrato, racchiuso da tre arcate per ogni lato, è posizionata una bellissima fontana di stile moresco, che è la più nota di Monreale: la Fontana del Chiostro. È chiamata anche la “Fontana del Re”, perché si narra che re Guglielmo II il buono, il sovrano che volle la costruzione del Duomo, venisse qui a rinfrescarvisi. Da un vaso di marmo di forma rotonda abbastanza rilevato da terra, con scalini attorno che discendono, si innalza un leggero stelo di squisita grazia, alla cui sommità è collocato un fiorente bocciolo sferico. Il fusto decorato a zig-zag sorregge il meraviglioso bocciolo su cui sono scolpite dodici figure di baccanti fra musici.
Le fanciulle raffigurate in una danza piena di movimento, ballano con le vesti svolazzanti come spinte dal vento. Sopra di esse sono effigiate dodici facce leonine ed umane sormontate da larghe foglie da cui zampilla l’acqua chiara e fresca.
Nelle vicinanze del Chiostro si trova l’Antivilla nella è situata una fontana comunemente detta la “Fontana dell’Antivilla” che sembra sia stata realizzata con i resti di un antico sarcofago. Nella parte superiore sono raffigurate due teste dall’aspetto ambiguo perché per metà bestia e per metà uomo. Al centro è rappresentato uno stemma, nonché il sigillo della Santa Chiesa Metropolitana di Monreale.
Procedendo troviamo la Villa, è circondata da una ringhiera in ferro dalla quale ci si può sporgere per ammirare l’affascinante panorama della Conca d’Oro e la Città di Palermo.
Nel mezzo di questo giardino fino a non molti anni fa esisteva una fontana di forma circolare dove guizzano numerosi pesci: è la “Fontana del Belvedere” che successivamente fu demolita e sostituita con una fontana in cemento di scarso valore con uno stile prettamente moderno.
Nelle vicinanze del Duomo, in prossimità del Palazzo Reale trovasi il quartiere Ciambra, il più antico di Monreale. Sviluppatosi subito dopo il sorgere del famoso complesso monumentale ospitava la servitù del re. La sua denominazione – Ciambra – deriva dal francese “chambre”, cioè alloggio. In questo quartiere fino a non molti anni fa c’erano diverse fontane, oggi purtroppo non più esistenti. Fra questa la più bella era “A Crocchiola” che aveva una vasca a forma di conchiglia.
Davanti all’ingresso del Palazzo Arcivescovile, ad un angolo, è collocata una fontana che per la sua posizione in quell’atrio viene comunemente indicata come la “Fontana del Palazzo Arcivescovile”.
In marmo bianco e pietra calcarea si dice che essa sia stata costruita con i resti del sarcofago, di origine romana, dentro cui erano conservate le ceneri del re Guglielmo II. Nella parte frontale sono raffigurati due leoni nell’atto di sbranare una preda e dalla bocca di essi un tempo usciva l’acqua che andava a versarsi nella sottostante vasca realizzata in pietra calcarea di forma semiellittica che anticamente serviva per abbeveratoio per i cavalli. Un tempo sopra il sarcofago, la fontana aveva una parte superiore costruita a forma di arco trionfale, oggi non più esistente.
Nel quartiere della Carrubella è situata una fontana detta della “Collegiata“.
E’ stata costruita ai tempi dell’Arcivescovo Girolamo Venero nel secolo XVII, ha una vasca rettangolare a guisa di antico sepolcro in marmo. Anticamente sopra la fontana era collocata una lapide.
Nel quartiere del Pozzillo, ritenuto il più antico dopo quello della Ciambra, si trova la fontana “U Puzziddu“ così denominata forse perché sottomessa rispetto al livello stradale.
Costruita intorno al 1630 a guisa di un piccolo pozzo, ha la parte superiore a forma di cupola realizzata in pietra calcarea e marmo.
Nella nicchia in basso, dove si scende per mezzo di gradini, c’è una piccola vasca a forma di semicerchio sormontata da un muretto in marmo, dove sono raffigurate due teste di bimbo dalla cui bocca fuoriesce l’acqua. Sopra è collocata una lapide, pur essa in marmo, e al di sopra un quadro. Sopra la cupola è sistemato uno stemma circondato da decorazioni in marmo.
La fontana dell’Arancio si trova al centro di piazza Matteotti, meglio nota con il nome di piazza arancio, perché fino al XIII secolo la zona era un fertile giardino di aranci.
La fontana di epoca fascista, è di fattura molto semplice. Realizzata in marmo grigio ha la vasca di forma circolare nel cui centro si erge una colonna con scanalature che ricorda lo stile dorico. La colonna è senza capitello e da essa mediante quattro tubi di ottone sgorga l’acqua che scorre nella vasca all’esterno della quale, in tre pannelli è scolpito lo stemma del comune di Monreale.
In via Ludovico Torres, addossata alla parete di quella che un tempo era la cinta muraria del famoso complesso monumentale arabo-normanno, è situata una fontana composta da una vasca di pietra di forma semicircolare.
È chiamata la Fontana di via Torres. Ha una parte superiore consistente in una maschera in ceramica, dalle sembianze umane, dalla cui bocca, scorre l’acqua che va a versarsi nella vasca sottostante.
Nelle vicinanze, nel quartiere del Carmine, costruito tra il XVI e il XVII secolo, si trovava la Fontana dell’Odigitria, fatta costruire nel 1634 nei pressi della Chiesa omonima dall’Arcivescovo Ludovico Torres. Di essa, oggi esiste solo la lapide che ricorda la data e il nome dell’Arcivescovo che volle la sua realizzazione. In via del Carmine si trova ancora oggi una fontana che gli abitanti indicano come la fontana del Carmine risalente al 1620.
La vasca in marmo di forma concava è sorretta da un piedistallo e in alto, nel muro dove è addossata, esiste ancora la lapide che riporta la data della sua costruzione.
Un po’ più distante si trova la Fontana dell’Abbiviratura; è una fontana di epoca fascista è così chiamata perché fungeva da abbeveratoio per gli animali. Ha uno stile molto semplice, presenta un muretto a forma di pentagono da dove per mezzo di due tubi in ferro, scorre l’acqua dentro una vasca sottostante di forma rettangolare.
Durante la festa del Santissimo Crocifisso questa fontana è tappa fissa della processione, dove i confratelli e i fedeli si fermano a mangiare per poi procedere fino al ritorno nella chiesa della Collegiata.
La Fontana del Palazzo Arcivescovile originariamente si trovava all’ingresso del palazzo, oggi è ospitata presso il Museo Diocesano. La fontana è stata realizzata in marmo bianco e pietra calcarea, si suppone che la vasca centrale in origine fosse un sarcofago di epoca romana I-II Secolo. Sulla fronte del sarcofago in alto rilievo si trova la rappresentazione di due leoni nell’atto di sbranare un asino, scena che rinvia al simbolo della dinastia normanna.
Dalle grandi fauci dei leoni zampillava l’acqua che si riversava in una vasca sottostante in pietra calcarea di forma semiellittica. La vasca centrale era sormontata da un arco trionfale, purtroppo la vasca inferiore e l’arco sovrastante sono andati perduti. Si è ipotizzato che il sarcofago fosse stato utilizzato in prima istanza come prima tomba di Guglielmo e successivamente trasformata in fontana.
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Il primo nucleo della biblioteca “Santa Maria La Nuova” risale all’arrivo dei monaci che ricevettero molti privilegi da Guglielmo: fra le altre cose, l’abate fu elevato a dignità di arcivescovo e l’abbazia ebbe “libris et sacris vestibus argento et auro”…